PERIODO SARACENO
-La caduta dell'impero romano, la venuta dei Vandali (l'anno 440), dei
Goti e di tutti gli altri barbari, furono seguite dalla venuta dei Saraceni
in Sicilia. Essi erano arabi di origine africana che, venuti nell'isola
ai primi del IX secolo, si resero padroni della Sicilia nell' 878 con
la presa e l'incendio di Siracusa. Il governo dispotico dei Saraceni
condusse presto la Sicilia in miseria grandissima per la cupidigia degli
emiri che la governarono. A Favignana, in relazione ai ruderi che ancora
avanzano, si ritiene che nella zona della Torretta doveva esservi una
torre fabbricata dai Saraceni per garantire l'isola da invasioni e che
alla stessa epoca risalgono le torri trasformate in seguito a castelli
di S.Caterina e di S.Leonardo. Queste dovevano costituire le difese
dei Saraceni e da esse dovette aver origine lo stemma del comune di
Favignana: tre torri sulla quale poggia un uccello rapace (il nemico).
I Saraceni furono completamente debellati dalla Sicilia nel 1090 ad
opera dei Normanni. Periodo normanno I Normanni (uomini del nord) assoggettarono
la Sicilia diffondendovi il feudalesimo. A Favignana di tale dominazione
non si ha alcuna traccia. Ruggero, re dei Normanni, fece trasformare
due delle tre torri in fortezze (S.Caterina e S.Leonardo). Fece costruire
pure la fortezza di S.Giacomo e non ebbe cura della Torretta divisando
l'isola ben difesa. I Normanni regnarono in Sicilia per 134 anni.
GLI SVEVI
- Gli Svevi regnarono in Sicilia dal 1195 fino al 1268, anno in cui
l'ultimo rampollo (Corradino di Svevia) fu decapitato in Piazza del
Mercato (oggi Carmine) a Napoli.
GLI ANGIOINI - Spenti
gli Svevi, il regno fu conquistato dagli Angioini. Il regno di Carlo
d'Angiò non fu che una continua espoliazione per parte dei ferocissimi
soldati provenzali, mandati in Sicilia al comando di baroni francesi.
L'isola era abbandonata all'arbitrio dei suoi governanti che l'oppressero
con tasse e balzelli. Il modo licenzioso col quale i francesi trattavano
le nostre donne, irritava sempre di più, ed era desiderata e cercata
un'occasione per romperla con i francesi. In uno scoglio di Trapani,
detto volgarmente "del mal consiglio", si riunirono, dopo segreti accordi,
il trapanese Palmerio Abate, signore di Favignana e di Carini, Giovanni
da Procida, Alaimo da Lentini, signore di Ficarra, Gualtiero da Caltagirone
ed altri pochi magnati dell'isola, per trattare di abbattere il governo
angioino. Essi intendevano offrire la corona a Pietro III, re di Aragona
e marito di Costanza, figlia di Manfredi, e cioè a quelli che Corradino
di Svevia prima della sua morte aveva indicato come legittimi successori
della corona del Regno di Sicilia. Il 31 marzo 1282 avvennero i Vespri.
Nel citare il convegno "del mal consiglio" è stato nominato Palmerio
Abate, signore di Favignana. Palmerio Abate ricevette la signoria di
Favignana dalla casa Sveva alla quale era molto affezionato. Egli mal
sopportava il dominio degli Angiò e fu tra i primi a cospirare contro
di loro.
GLI ARAGONESI - Passato
il regno nelle mani di Pietro d'Aragona, Palmerio Abate ebbe confermata
la signoria di Favignana.Gli succedettero i fratelli Nicolò e Riccardo
Abate. Questi, con privilegio di Pietro II d'Aragona dato a Messina
il 29 novembre 1341, ebbero concessa, unitamente al dominio di Favignana,
la facoltà di fornire detta isola di due tonnare, chiamando l'una di
S.Leonardo e l'altra di S.Nicolò. Tutti i diritti sull'isola andarono
perduti con la confisca nel 1397 e Favignana, incamerata prima nel demanio
della Regia Curia, passò poi con tutte le sue pertinenze sotto la signoria
di Aloisio de Carissimo da Trapani. Dal 1416 la Sicilia cominciò ad
essere governata dai viceré spagnoli. Da allora l'isola venne travagliata
da insurrezioni, patiboli, prigionie e ruberie dovute al malgoverno.
La Sicilia inoltre in questo periodo ebbe molto a soffrire per la pirateria
dei mori. Per combattere tale scorrerie dei corsari venne dato ordine
di costruire delle torri di guardia e dei castelli in vicinanza delle
spiagge. A Favignana Andrea Riccio (Carissimo) verso il 1498 rifece
a nuovo il castello di S.Caterina e quello di S.Giacomo. Nel 1516 Ugone
di Moncada, già viceré in Sicilia, al comando di un'armata navale destinata
ad arginare le continue scorrerie dei corsari d'Africa, dopo un'aspra
battaglia contro la flotta turca, fu sorpreso da una forte tempesta
e si rifugiò, con più di 14.000 uomini, a Favignana compiendovi gravi
saccheggi. Nel 1590 Favignana veniva assegnata da Filippo II ai baroni
Filingeri. Verso la metà del XVII secolo l'isola apparteneva a Giacomo
Brignoni genovese, e infine la Regia Corte sotto il governo di Filippo
III la vendette, l'11 aprile 1640, insieme a Marettimo e Levanzo con
le tonnare e la signoria del Mare dei Porci per il prezzo di 500 mila
scudi a Camillo Pallavicino. Le isole Egadi per privilegio del re Filippo
III in data 22 marzo 1651 furono erette a Contea sotto il titolo di
Favignana. Nel 1688 la casa regnante ritenne opportuno rivedere il contratto
di vendita delle isole fatto ai Pallavicino, specialmente per conservare
il diretto dominio dei castelli e delle fortezze di Favignana e Marettimo.
A questi ultimi infatti attribuiva molta importanza per la difesa dell'isola,
e nell'atto di transizione che ne seguì si riservò ogni diritto su di
essi obbligando i Pallavicino a non fare concessioni enfiteutiche di
terreni senza l'approvazione della Regia Corte. Questa clausola aveva
per fine d'impedire che sorgessero fabbricati dirimpetto al castello
di S.Giacomo che togliessero la visuale del mare e la libera via ai
tiri dei cannoni. In conseguenza di tale intento la nuova chiesa parrocchiale
della Immacolata Concezione di Maria Vergine, attuale madrice, venne
fabbricata all'angolo e non al centro della piazza. Essa fu costruita
dai Pallavicino dietro istigazione del re, contenuta nell'atto di trascrizione,
poiché l'antica parrocchia di S.Giacomo entro il castello omonimo non
era più sufficiente, dato l'accrescimento della popolazione. Tale chiesa,
ultima nel 1764, venne elevata a dignità di arcipretura. La dominazione
degli spagnoli durò per più di quattro secoli lasciando molte tracce
in tutta l'isola.
I BORBONI - Nel 1735 l'infante
Carlo di Borbone, per l'astuzia della genitrice Elisabetta Farnese,
moglie di Filippo V, si assise sul trono del Regno delle due Sicilie.
Ci è nota la condotta dei regnanti borbonici e le carceri di Favignana
e Marettimo ne sono valide testimonianze. Nel 1858 furono rinchiusi
nel castello di S.Caterina Giovanni Nicotera con altri componenti della
sfortunata spedizione di Sapri capitanata da Carlo Pisacane. Guglielmo
Pepe, generale dei moti del 1820, fu imprigionato nella fossa di Marettimo.
Nel 1874 Vincenzo Florio prendeva possesso delle isole Egadi e dei loro
mari acquistandole dal marchese Pallavicino Rusconi. Con tale acquisto
non ebbe che la nuda proprietà di esse e delle tonnare, con esclusione
dei castelli e dei terreni demaniali, essendo stati aboliti i diritti
di feudo e le investiture prima consentite. I fabbricati a Favignana
cominciarono a sorgere con le concessioni enfiteutiche dei Pallavicino
prima e dai Florio dopo, ed essi si svilupparono da principio nel rione
di S.Anna.
L'archeologia
LE
TRACCE DEL PASSATO - Preistoria -
L'uomo ha fatto la sua comparsa nelle Egadi nel paleolitico superiore,
come dimostrano i reperti archeologici ritrovati ed i graffiti presenti
nelle grotte delle isole. In quell'epoca (10.000 a.C.) l'intero arcipelago
faceva un tutt'uno con la costa sicula: Levanzo doveva essere unita
a Favignana da una stretto ponte di terra che si protendeva dall'attuale
Cala Dogana verso la zona di S.Nicola. Il più antico insediamento preistorico
di Favignana è quello di cui si sono trovate tracce presso le grotte
delle Uccerie nei pressi del Faraglione e nella grotta del Pozzo in
zona S.Nicola. Di avanzato senso artistico i graffiti di un equide e
quello di un cerbiatto, incisi con bulini di selce sulla nuda roccia,
nella grotta del Genovese a Levanzo. Nella stessa grotta, ma sicuramente
di epoca più recente (neolitico), sono dipinti animali domestici, tonni.
Schegge di selce, di ossidiana, frammenti di ossa lavorate, conchiglie
ritrovati a Favignana e in tutte le Egadi dimostrano l'uso della pietra
per la costruzione di pugnali, punte di frecce e arnesi domestici. Sono
stati riportati alla luce frammenti d'argilla grezza, depurata e ben
cotta, colorati a vernice nera e rossa, a testimonianza di insediamenti
umani nell'età del bronzo. Sono stati inoltre scoperte in località Torretta
tombe di tipo preistorico e segni petroglifici in una grotta presso
Cala S.Nicola.
I
FENICI - La presenza fenicia nelle isole è testimoniata
dalle tracce di una necropoli scoperta in zona S.Nicola e datata circa
VIII sec. a.C. e dal ritrovamento marino di un'ancora di pietra ovale
e da una raffigurazione in grotta di una nave con invocazione fenicia
a Samek (Iside).
PERIODO PUNICO - In località Calazza
nella parte Nord-Est di Favignana sono affiorate dagli scavi due tombe
d'età tardo-ellenistica, contenenti due scheletri e una lucerna d'argilla.
Ed ancora un'intera necropoli ellenistica a loculi rettangolari è stata
individuata presso la Cala S.Nicola. In tale zona, nella grotta del
Pozzo, nei pressi del cimitero, sono state individuate iscrizioni fenicio-puniche
risalenti al I sec. a.C. Periodo romano A Favignana sono scarsi i ricordi
del periodo di dominazione romana. Sono venuti alla luce mosaici di
origine imperiale romana ed un ninfèo adibito probabilmente a bagno
delle donne presso S.Nicola. Marettimo fu senz'altro sede di un presidio
di Roma. Nel pianoro denominato Case Romane vi sono i resti di un vasto
edificio del I-II sec. a.C. dal quale si domina tutto il mare a levante
dell'isola. Caverne già utilizzate dai punici assommano ai vecchi segni
i nuovi, tipici del paleo-cristiano. A Sud-Est dell'isola di Favignana
sono stati riportati alla luce loculi di una necropoli di quest'epoca.
In prossimità del cimitero esiste, salvato nella roccia, un altarino
con archetti pensili: tipica sepoltura cristiana del IV-V sec., anche
se la grotta risulta abitata in precedenza dai Punici. Presso il piccolo
museo isolano si possono vedere resti di una lucerna cristiana in argilla
del V-VI sec., monete puniche e post-costantiniane, vetri bizantini
policromi.
GLI ARABI
- In relazione ai ruderi che ancora
avanzano, si ritiene che nella zona della Torretta doveva esservi una
torre fabbricata dai saraceni per garantire l'isola da invasioni. Probabilmente
risalgono alla stessa epoca (810 d.C.) le torri trasformate in seguito
a castelli di S. Caterina e di S. Leonardo a Favignana; a Levanzo sul
pizzo Torre; a Marettimo a Punta Troia.
I NORMANNI - Nel 1120 Ruggero II
con un editto regio stabiliva la fortificazione di Favignana e faceva
trasformare due delle tre torri arabe in fortezze (S. Caterina e S.
Leonardo). Fece costruire pure la fortezza di S. Giacomo e non ebbe
cura della Torretta divisando l'isola ben difesa. A Marettimo, in luogo
della torre saracena, i normanni eressero l'impervio Castello di Punta
Troia. Di particolare interesse è la piccola chiesa che si trova a Marettimo
in zona Case Romane di stile orientale databile intorno al XII-XIII
sec. .
GLI SPAGNOLI
- In più d'una grotta a Favignana sono state rinvenute piccole edicole,
iscrizioni e stemmi spagnoli. Presso S.Nicola troviamo lo stemma patrizio
dei Moncada scolpito nella roccia tufacea. (XVI sec.) Sotto la dominazione
aragonese, Andrea Riccio, signore di Favignana, ricostruì il forte di
S. Caterina (1498). Al sommo dello stipite destro della porta è collocato
uno stemma corroso dal tempo che certamente si riferisce al Casato aragonese.
Altra iscrizione si trova in un muro intero del castello: si distinguono
il nome della città di Catania e la data 1646. In quell'anno il castello
fu rimesso in efficienza, perché si temeva lo sbarco del Duca di Guisa.
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